PROGETTO AFFIDO ESTIVO
Anno 2005
Gruppo di lavoro "Insieme per i minori"


Premessa

Il presente progetto, già sperimentato con successo nell’anno precedente, nasce dai bisogni del comprensorio sempre crescenti in materia di valorizzazione e sostegno delle responsabilità familiari e promozione e sostegno della genitorialità.

Si fonda sui principi della sussidiarietà, cooperazione, efficacia ed efficienza, tra enti locali (AUSL, Comuni) e organismi non lucrativi di utilità sociale, nell’ambito delle rispettive competenze, così come dettato dalla legge 8 novembre 2000, n. 328. Gli organismi non lucrativi di utilità sociale di cui all’articolo 1, comma 4, possono stipulare con l’ente pubblico patti, accordi o intese operanti nel settore nella programmazione, nella organizzazione, e nella gestione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (L. 328, art. 1, comma 4).

Nel nostro comprensorio le associazioni e cooperative coinvolte nel progetto sono: il Centro Aiuto alla Vita, la cooperativa Paolo Babini, l’associazione Emmanuel, l’associazione Gli elefanti, l’associazione Adamantina, l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, già in rete tra loro, impegnate da anni nel territorio come comunità accoglienti e centri vitali di promozione dell’affidamento familiare.

Il comune capofila, cioè il Comune di Forlì, è il titolare del progetto “Affido estivo” e ne garantisce l’efficacia attraverso la concertazione degli interventi da mettere in campo anche nel comprensorio, attraverso gli operatori territoriali.

Al Comune di Forlì spetta il compito di programmare, progettare e realizzare il sistema locale dei servizi sociali in rete con il coinvolgimento degli organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati. Già da anni, il Comune di Forlì, settore politiche sociali, lavora per valorizzare le risorse presenti sul territorio nell’ottica di costruire una rete di risorse fruibili dagli utenti che accedono ai servizi socio-sanitari.


Da dove nasce il progetto?

Il settore Politiche Sociali del Comune di Forlì, mosso dai principi di concertazione e cooperazione tra i diversi livelli istituzionali e gli organismi non lucrativi di utilità sociale ha incoraggiato, in questi anni, la nascita di tavoli interistituzionali su tematiche sociali urgenti e specifiche, come il Tavolo Zingari, il Tavolo Affido e Sostegno alla Genitorialità, il Tavolo per la L. 285, il Tavolo di lavoro per il Progetto Orsetto ecc...

Questi tavoli di lavoro sono stati un prezioso ambito di conoscenza reciproca e di confronto su tematiche emergenti di rilevanza sociale nella realtà locale, tematiche che sempre più vedono coinvolti, a livelli diversi, una pluralità di attori sociali.

Soprattutto i tavoli sono diventati ambito operativo, in cui si sono portati i bisogni sociali del territorio e quelli formativi degli operatori, in cui sono nati progetti di notevole rilevanza sociale, poi concretamente realizzati. Infine, nei tavoli di lavoro si sono sempre condivise le modalità operative e il “chi fa cosa” e la verifica finale degli interventi.

Alcuni tavoli interistituzionali hanno esaurito il loro ciclo vitale, altri sono più che mai operativi, altri ancora sono in fase di apertura.

All’interno del Tavolo Affido è nata l’esigenza, circa tre anni fa, di rilanciare l’istituto dell’affidamento familiare in modo nuovo, flessibile e svincolato dai vecchi modelli di affidamento familiare a volte temuti dalle aspiranti famiglie affidatarie.


Affido estivo come solidarietà organizzata

Il punto di partenza è stata una seria mappatura dei bisogni, grazie al lavoro delle assistenti sociali e del terzo settore, capillarmente presente sul territorio, che ha attivi al suo interno numerosi gruppi di auto-mutuo aiuto di famiglie, sia famiglie affidatarie che famiglie “di origine” e ha costituito sul territorio numerosi punti di ascolto e accoglienza per la raccolta dei bisogni delle famiglie.

Grazie alla mappatura dei bisogni, si è evidenziato un crescente numero di mamme straniere sole, con fragilità educative, senza una rete parentale o amicale, con bambini piccoli, che nel periodo estivo devono continuare o riprendere il lavoro. Questi nuovi bisogni si sono aggiunti al vecchio bisogno di collocare in affido bambini figli di donne sole, separate o trasferite da altre città, fragili nell’aspetto genitoriale e senza una rete parentale, che non possono accedere ai centri estivi, peraltro sempre più saturi, con l’esigenza di conciliare i tempi cura-lavoro.

Da questa analisi è nata l’idea di rilanciare, alle famiglie del territorio, la proposta di una solidarietà organizzata, attraverso un’esperienza di affido breve, estiva e, nella maggior parte dei casi necessitante di un’accoglienza solo diurna. L’idea rivoluzionaria è di trovare famiglie disponibili all’accoglienza nello stesso quartiere della famiglia bisognosa, così da tessere una rete invisibile nel territorio che possa, una volta concluso l’affido, sopravvivere ed auto-alimentarsi, valorizzando le iniziative delle persone e dei nuclei familiari.
Così facendo, vengono utilizzate le famiglie come una risorsa attiva nel progetto.

L’anno passato gli operatori che hanno elaborato il progetto hanno stabilito che, per essere efficaci rispetto a questo obiettivo, era importante che le “famiglie accoglienti” e le “famiglie accolte” non fossero sole a gestire il bambino oggetto dell’affido e i rapporti tra loro. La proposta portata al tavolo di lavoro sull’Affido è stata che alcune associazioni e cooperative del privato sociale, conosciute, formate e competenti in materia di affido e sostegno alla genitorialità, potessero mettere in campo le loro risorse a fianco di quelle dell’ente pubblico.

Il periodo estivo, inoltre, non rende facile il lavoro sociale a causa delle ferie delle famiglie e degli operatori. Insieme si è potuto realizzare un progetto che altrimenti non avrebbe visto la luce.

Le risorse messe in rete dagli organismi non lucrativi di utilità sociale sono state molto varie, dalla gestione della segreteria del progetto alle serate pubbliche di sensibilizzazione e promozione di una forma specifica di solidarietà sociale, dal reperimento diretto di famiglie disponibili all’interno delle proprie reti, all’incontrare le famiglie e verificare le motivazioni all’affido, sempre mantenendo informato il servizio sociale sulle famiglie incontrate incrociandone i dati, al pensare e proporre al servizio sociale un possibile abbinamento fino all’essere disponibili a seguirle in un percorso molto preciso di affiancamento nella gestione diretta dell’affido.

Questo è stato un punto nodale: gli operatori del privato sociale, in maniera qualificata e sistematica, hanno aiutato la coppia accogliente ad affrontare le difficoltà relazionali con il minore affidato e con la sua famiglia di origine, hanno sostenuto la coppia nella costruzione di un nuovo equilibrio familiare e hanno accompagnato la coppia accogliente nel monitorare le aspettative nei confronti del minore accolto.

Il settore politiche sociali, dal canto suo, ha messo in campo altre risorse importantissime: innanzi tutto, si è sobbarcato l’onere amministrativo del progetto e la gestione diretta; le assistenti sociali si sono mostrate entusiaste del progetto, poiché ha potuto dare risposta a bisogni altrimenti frustrati; hanno dato la loro disponibilità a selezionare casi di bisogno definiti dal periodo estivo a valutare insieme agli operatori delle associazioni gli abbinamenti proposti.

In specifico, sono state punto di riferimento per le famiglie d’origine, già utenti del loro servizio, in una logica di continuità. La disponibilità alla collaborazione è stata massima, da entrambe le parti; il progetto ha previsto e concretizzato momenti di incontro tra le due famiglie e i due operatori (pubblici e privati) che dialogavano in un clima di fiducia sul bambino in oggetto, realizzando un mirabile esempio di sussidiarietà.

Anche per l’estate 2005 si è riproposto lo stesso progetto, organizzato e gestito secondo le stesse modalità operative e metodologiche.


I risultati raggiunti

Nell’anno 2004 si sono realizzati 7 incontri di quartiere per la promozione di una specifica forma di solidarietà sociale: l’affido estivo.

Si era previsto di realizzare 15 affidi estivi; invece, si sono realizzati 22 affidi estivi con un coinvolgimento di numerosi operatori privati e pubblici.

Molte famiglie affidatarie coinvolte nel progetto, soddisfatte dalla buona riuscita dell’affido, hanno continuato ad essere famiglia di riferimento per la famiglia che aveva chiesto aiuto al servizio sociale, in un rapporto di reciprocità, solidarietà e di gratuità. Altre famiglie, ugualmente soddisfatte, al termine dell’esperienza di affido estivo si sono rese disponibili per diventare famiglie affidatarie a tempo pieno.
Gli obiettivi generali del progetto sono stati pienamente raggiunti.
Nel 2005 è stato istituito un numero telefonico a disposizione del progetto; si sono già realizzati 2 incontri con la cittadinanza con la presenza istituzionale degli operatori pubblici e quella degli operatori privati; inoltre, si stanno svolgendo incontri capillari di sensibilizzazione in alcuni punti strategici del comprensorio (parrocchie, centri famiglia, ecc.), con il coinvolgimento di alcuni sindaci, assessori e dirigenti scolastici del comprensorio.

Numerose famiglie (14) si sono dichiarate disponibili all’esperienza di affido estivo e sono già state incontrate. Le assistenti sociali hanno già preparato 24 progetti di affido.

Nel 2005 si prevede di realizzare 22 affidi estivi con numerosi operatori privati e pubblici coinvolti nel progetto.


I costi

I costi del progetto si riferiscono prevalentemente ai costi di gestione, ai costi di utenze, ai costi di stampa e invio del materiale informativo del progetto e al rimborso spese. Non viene richiesto il pagamento di prestazioni professionali; si effettua, un rimborso alle associazioni e alle cooperative che utilizzano i propri operatori per altre attività legate alla promozione delle finalità sociali dell’ass.ne stessa o della cooperativa coinvolta nel progetto. Tutto il resto è lavoro volontario.

Riassumendo:

Sensibilizzazione (Euro 5.000)
Stampa dei volantini, spedizione, utenze telefoniche, spese di segreteria, predisposizione e stesura della modulistica da utilizzare durante l’intervento, rimborso spese per gli operatori e per i volontari.

Selezione, abbinamento e affiancamento alle famiglie affidatarie (Euro 10.000)
Colloqui di conoscenza delle famiglie disponibili realizzati da 2 sociologhe;
raccolta dei bisogni e incontri per gli abbinamenti e la definizione del progetto, realizzati dalla sociologa;
affiancamento delle famiglie accoglienti realizzati da 2 sociologhe, educatori professionali, operatori sociali;
utenze telefoniche;
rimborso volontari; rimborso percorrenze chilometriche.

Verifica degli interventi (Euro 2.000)
Incontri di verifica con gli operatori pubblici e con le famiglie affidatarie: rimborso spese operatori, educatori, sociologhe e volontari.

ASS.I.PRO.V.
 
 
Credits